05 Novembre 2009

me vs world

i social network cominciano a starmi un pò stretti.
un pò perchè ho talmente tante cose da dire che non riesco a dirne nessuna senza cadere nel banale.
un pò perchè il sistema di coordinate che ho sempre avuto è già non comprimibile di per sé su una pagina web, e negli ultimi tempi questo sistema si è allargato ancor di più, a dismisura, scatenando reazioni a catena distruttive / ricostruttive che stanno coinvolgendo molto, rendendolo indescrivibile.
un pò perchè sono felice.
ma c'è un'altra cosa, poi. è che leggere esternazioni di persone che non sanno quello che dicono ma lo urlano così forte da stimpanare, dà particolarmente fastidio. sapere che quelle persone, dal vivo, non sono così idiote come cercano di dimostrare non è un'attenuante ma un'aggravante. come se non le conoscessi fino in fondo. come se i social network tirassero fuori il peggio da loro. come se tu avessi sbagliato tutto a frequentarle. eppure, in qualche modo, non ti rassegni al fatto che siano capaci di dire simili idiozie.

 
28 Luglio 2009

pensatoio, lunedì notte

fermo a uno dei miei pensatoi sparsi nella regione del niente, la sigaretta in mano, a guardare il cielo.
stanotte nemmeno la luna vuol farmi compagnia. la solitudine è totale, e assordante.
sai, mi viene da pensare a quante coppie, in questo momento, sotto questo stesso cielo, dentro questo stesso buio, stanno facendo l'amore... è come se da quassù le stessi proteggendo, anche se può sembrare assurdo e stupido e finto romantico. così lontane, ma così vicine.
e poi penso a tutti quelli che invece al cielo lanciano le loro invocazioni... e sento di essergli vicino, e poter leggere fra le righe di quello che chiedono.
è un po' come sentirsi Dio. certo, un Dio a suo modo minore. un Dio che a volte perde la speranza, che a volte piange, che a volte non sa dove sbattere la testa. ma un Dio del genere non può certo essere peggiore degli altri.
ti sei mai chiesta come sarebbe se tu potessi volare? io, in questo momento, lo so con esattezza. questo buio, e questi rumori distanti, e quelle voci confuse, e quelli che lavorano, e quelli che dormono, e quelli che non riescono. sento che è come se fossi lì con loro, con tanti di loro. a rubare un po' di umanità, un po' di mortalità, a loro che ce l'hanno. come se potessi guardare negli occhi chi è felice, sentire il respiro di chi dorme, accarezzare piano i capelli di chi piange. e prestare la mano a tutti, perché tutti ne hanno bisogno. e la mia mano ha perso le sue asprezze, ora, e non fa più male. io sono Dio, in fondo.
e hai mai pensato di poter spostare le stelle, e con quelle disegnare e raccontare la tua storia? è quello che sto cercando di fare stasera. così che ogni coppia che domani userà il cielo come tetto, e ogni disperato che lo chiamerà a conforto, possa leggervi una nuova cosa, un racconto di gioia, paura, amore, tristezza e luce. il racconto di un naufrago dentro se stesso, un vivente che ha sfidato l'ira degli Dei, e che ora è all'infinita ricerca della consapevolezza, della coerenza, e di qualcosa che forse non c'è. il racconto di un'anima che si sente Penelope, e che distrugge durante le notti come queste ogni cosa che di giorno aveva provato a costruire. resta in piedi solo la polvere, e quello che veramente conta.

 
24 Luglio 2009

qualunque cosa succeda

io non mi sento giusto, tutt'altro.
ho sempre ragione quando non vorrei, e torto quando vorrei essere migliore.
mi vedo diverso da sei mesi fa, e so bene perchè, e anche se so che senza un progetto da condividere non sarò mai completo, so che non posso farlo con chiunque.
so che ho complessi di colpa e di inferiorità; seghe mentalie paure; luci inestinguibili e tesori mai scartati.
ora ho mille cose dentro che premono per uscire e no, non ho paura di quale sarà la prima a varcare la soglia. tutti ne saranno travolti, me compreso. pioverà sul giusto e l'ingiusto, sull'equo e sull'iniquo. eppure a qualcuno capiteranno fiori in mano, e un bacio sulle labbra.
sono fuori dalla grazia di Dio, ma forse è più giusto dire che non sono mai stato così bene. che non sono mai stato più consapevole di così.
sono innamorato di me, delle persone fantastiche che ho intorno, delle cose che all'orizzonte vedo avvicinarsi (anche se sono cieco come una talpa) e questo mi terrorizza, e al contempo mi fa sentire libero e leggero e angosciato e abbandonato e cullato e fortunato e pericolante e forte e fragile.

 
20 Giugno 2009

Ebbene sì, lo ammetto.

E se torna la crisi, quella brutta, come la mettiamo?
Non posso più nascondermi. Soprattutto perchè quando non si respira più ogni scusa è vana. Prima o poi riuscirò a calmarmi un minuto dopo, e sarà troppo tardi. Grande, considerato che nessuno lo sa che mi succede, e che questa è la prima volta che ne parlo in pubblico. Ancora più grande considerato che mi chiudo in camera e chissà quando mi troveranno. Grande perchè quelli a cui parlo penseranno che sono il solito esagerato. Ma di quest'ultima cosa davvero non me ne frega un cazzo.
Comunque c'è poco da dire. Se tornano è perchè c'è qualcosa che non va, e questo qualcosa ha un nome e un cognome.
Per salvarmi devo fare quello che speravo di non dover fare nuovamente. Che vita di merda, davvero.

 
06 Giugno 2009

è arrivata la tempesta

tempesta

 
27 Maggio 2009

e il vento mi porta via

Ok, sono solo un anello. Un anello di una lunga catena. So chi la compone, ma non capisco chi sono gli anelli accanto a me. Sento che ci muoviamo freneticamente, e che improvvisamente ho perso il controllo di tutto e di tutti. Sento lo stomaco spingere sul diaframma, la sensazione è quella di cadere, a volte di vomitare. Faccio l'unica cosa che sento possibile: sto fermo. Non oppongo resistenza alla corrente. Mi faccio trascinare. Ho i capelli che vanno per conto loro, ma l'estetica (sembra assurdo dirlo) non riesce a preoccuparmi. Mi preoccupo di più della mia vita. Un pò mi preoccupa anche la vita degli altri, son sincero. Ma non posso aiutarli, non posso aiutare nessuno. Potrei urlare, ma sarebbe solo un dispendio d'energia. Potrei puntare i piedi, ma so che mi ferirei e che non servirebbe. Potrei spingere in una direzione che penso mi possa piacere, ma non so se è quello che voglio. E allora mi aggrappo agli anelli vicino a me e mi fingo morto. Stringo la mia vita, come se fosse l'unica cosa che non voglio perdere. Che poi oh, mica sarebbe una tragedia se la perdessi. Aspetto quello che succederà, incapace di domandarmi quella che è la domanda per eccellenza. Mi lascio scivolare, come in un sogno o in un incubo. A volte - sapete? - pare pure di volare.

E' un pò come essere su un campo di gioco, senza sapere perchè. Sapere qual'è il gioco, ma non sapere né chi sta giocando, né la squadra alla quale appartengo, né il punteggio. Sono l'uomo fermo alla tre quarti di campo, con la palla in mano. Non muovo un muscolo. Tutti gridano, ma non sento niente, e non vedo i colori delle maglie. Aspetto che qualcuno venga a sfilarmi la palla dalle mani. Ma nessuno si avvicina all'Uomo Fermo. Potrei starci ore, settimane, anni. Il gioco è vostro.

 
04 Maggio 2009

stango e stronzo

Ho capito che per essere felice devo sobbarcarmi di tristezza, e se permettete c'è qualcosa che non torna. Non so se il problema sono io, l'universo, Dio, la natura umana o Keith Richards.
Ma torniamo all'incipit: se voglio essere felice devo puntare al meglio; se voglio puntare al meglio non mi devo accontentare; se non mi voglio accontentare devo allontanare quelle schifezze che chiamo "passatempi"; se allontano i passatempi, torno a pensare al passato; se torno al passato, piango e mi dispero. Il ragionamento non fa una piega.
Nel frattempo torno a pensare a lei. Cioè, dopo tutto sto tempo sono ancora lì. Mi manca, e non c'è niente che mi fa cambiare idea. Della serie ormai non guarisco più.

 
21 Aprile 2009

Il resto di me

Ho scoperto che mi mancano tane cose.
In questo periodo ho imparato a sorridere anche quando tutto va storto, anche quando non mi va; ho imparato che non sto così male anche quando non ho uno straccio di donna; ho capito che con quello che ho costruito non sono solo anche quando sembra che non ci sia nessuno intorno.
Però c'ho una ferita grossa dentro, più grande di quanto chiunque possa immaginare. Forse perchè ho fatto quello che nessuno ha mai fatto: non tanto per la sostana, quanto per la consapevolezza. (Pronto a essere smentito, ovviamente.)
E ora invece sento che non potrei rifarlo. Soprattutto non voglio rifarlo. Voglio abituarmi a vivere da solo, voglio abituarmi a non dar più niente per niente, voglio abituarmi a vivere senza pagare. Non potrò aspettarmi molto, ma non potrò nemmeno più essere deluso.
Ora devo lottare contro aborti di speranze, sogni lasciati a metà.
So che la possibilità di guarire c'è, forse. Ma è come se volessi dire a tutti, e soprattutto a me, che non voglio guarire.

E poi c'è che voglio tutto. E secondo me miro al massimo per poter esser sicuro di potermi lamentare di non essere riuscito a raggiungerlo. Per esser sicuro di scampare il rischio di farcela.

 
19 Aprile 2009

Il bastone e la carota

Mi sento come se m'avessero investito sulle strisce. Ma non per sbaglio, no no... come se proprio avessero preso la mira.
Il messaggio a reti unificate di alcune notti fa non mi aveva dato particolarmente noia... ma stasera sento tutto il peso di ciò che ho perso. Proprio ora, che con gli esperimenti in corso potrei ottenere qualche piacevole sorpresa (oltre alle brutte solite conferme)*. Proprio ora. E non venitemi a dire che c'entrano le date. Perchè sì, ok, il periodo è quello. Ma io non ci credo, anche se non può essere un caso.
Mi sono crogiolato tutto il giorno su un ricordo stupendo, su un sogno perduto, sulle mie continue sconfitte, sulle mie effimere gioie. Un minuto di gioia mi costa un mese passato a mangiare merda. Ma quel minuto poi non lo scordo mai, quindi pazienza. La merda, in fondo, non è così brutta come la si dipinge (cit.).
Se il burattinaio m'ascolta, si ricordi che gli devo una cena. Una come quelle che m'ha fatto ingurgitare lui, è ovvio.
Buonanotte.


* e la cosa ganza è che sorprese e conferme arrivano dalle stesse persone. Qualcuno direbbe il bastone e la carota, NdA.

 
14 Aprile 2009

ma alla fine è stata proprio una sconfitta così totale?

Sottotitolo: va a finire che c'ha ragione Marge, che a Maggie dice che "crescere significa rinunciare a tutto quello che ti rende felice". Ma a me mi pare un pò una stronzata.

Come da titolo, sto rivalutando anche persone insospettabili. Una piccola vittoria all'interno della sconfitta. In fondo alla mia ex almeno qualcosa gli ho insegnato... anche se ha sbagliato tempi e modi (e soprattutto ha sottovalutato drammaticamente le conseguenze), almeno ha fatto una scelta per la sua felicità. Forse la più semplice, forse senza accorgersene. Ma non si può avere tutto.
Altra gente che ho intorno ora invece non riesce a far scelte... come se non scegliere non fosse una scelta ben precisa. Non sa più come rovinarsi la vita... e cerca riparo in me. Che non sono proprio rassicurante, anzi. E non sa far altro che aspettare che il treno sia passato in modo da poterlo rimpiangere.

E alla fine c'è che non ce l'ho con gli altri che sono sempre in ritardo.
Ce l'ho col mio destino, che prevede che io sia perennemente in anticipo. Che io sia sempre il più veloce, che io faccia sempre prima degli altri. Che io sia l'occasione mancata da chiunque.
E che palle.

 
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